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Se l'arte
è lo specchio dell'anima, il vino ne è il suo confidente.
L'amico a cui raccontare gioie e tormenti, il compagno nella cui densa
e lieve liquidità immergersi per trovare oblio o ispirazione. Vino
e letteratura hanno fatto molta strada insieme. Lo invocava Marziale e
lo elogiava Virgilio. Le sue qualità ispiravano grande considerazione
al ponderoso Sant'Agostino e drastici giudizi a Iacopone da Todi. Dante,
in una visione ecumenica della natura, coglieva invece la poesia della
sua genesi. Per Molière "grande è la fortuna di colui
che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico",
mentre nel vino Carducci trovava conforto e consiglio: "Tosca vendemmia
per le aeree cime versate, amici. Io dal bicchiere chiedo le rime e gli
auguri". Vino e letteratura camminano insieme ancora oggi. Le Assise
internazionali di Roma danno per la prima volta ad undici scrittori ed
autori contemporanei l'opportunità di trovarsi insieme, come in
un ideale appuntamento conviviale, intorno al vino. Un volume di racconti
inediti di Giuseppe D'Agata, Giulio Cattaneo, Camilla Cederna, Gianni
Brera, Giancarlo Governi, Sergio Saviane, Mario Soldati, Franco Piccinelli,
Luigi Malerba, Gianni Mura, Gaio Fratini. Una raccolta di ricordi, metafore,
esperienze e novelle. Un omaggio prezioso, così presentato da Gaio
Fratini. "Il vino sento effondersi: il suo spirito nella mia gola
volteggia vermiglio". Non so più a chi appartengano questi
due versi. Apocrifo di un'ormai bandita gara di endecasillabi a braccio
fra poeti, contadini, pigiatrici, pastori lungo la Radicofani di Ghino
di Tacco ma anche di Tazio Nuvolari?. Oppure, più suggestiva tesi,
traduzione simultanea in tutto il mondo di rivisitabilissimo Bacco in
Toscana? L'imperituro ditirambo (parodistico elogio sia di Falerno che
di Cecubo, sia dell'Albana che di Chianti). Francesco Redi lo mette in
bocca al più fraudolento e blasfemo iddio che mai sia esistito:
quello dei vignaioli. Fino a qualche anno fa a Celle sul Rigo, durante
la vendemmia, s'improvvisavano cori. Il tema era Arianna abbandonata a
Nassa: incontra Bacco e vuol dimenticare. Ma troppi vini corposi, sclerotici,
tracotanti, consegnati al totem delle etichette e al pavoneggiarsi dei
sommelier, questa industria frenetica del bere ci va propinando. Incrementano
il torvo collezionismo, il memorizzare stolido; contrastano la levità
e la tenerezza dell'oblio. Tratto da: Gaio Fratini, Vino e letteratura, in "Assise internazionali della vite e del vino", Marketing Service, 1987. |